DA GENOVA A VICENZA
di Simone Sestieri


Roma 14/12/2007

Oggi la legge ha scelto. Dei 24 manifestanti, una sola è l’assoluzione. 25 ragazzi che, nel lontano g8 di Genova, attaccarono e bruciarono negozi. I cattivi. Il contesto ovviamente non esiste, non è mai esistito. Sono comuni criminali da strapazzo, ultrà appena usciti dallo stadio. E meritano di essere puniti. Perché le giornate di Genova non sono mai esistite. I lacrimogeni non sono mai stati lanciati e i manganelli non hanno mai colpito. No, c’erano solo i delinquenti che si divertivano a distruggere la città. Senza motivo. A Genova non c’erano gli otto potenti del mondo che sceglievano le sorti di tutti noi, a Genova non c’era una scuola dove la polizia entrava e picchiava tutti, senza far distinzioni, non c’era la gente che dormiva e veniva svegliata dai bastoni neri delle bestie in divisa; a Genova non c’era Carlo Giuliani ucciso da una guardia. No, Genova era tranquilla nel 2001. C’era Bush che mangiava felice le penne tricolori offerte dall’amico italiano e c’erano gli altri, i ricchi, che se ne stavano lì, allegri & paranoici. E per strada? Solo quattro matti a spaccare le vetrine. Senza motivo. A Genova non c’era la Diaz, non c’era la notte, non c’era la polizia e non c’era la ragazza con la testa fracassata. C’erano solo i cattivi. Solo 25. I capro espiatori. 11 anni di prigione. Una vita distrutta. 6 anni di prigione. 3 anni di libertà vigilata. Perché hanno spaccato i negozi. Perché l’oggetto, la vetrina del consumo, è ben più importante di una vita. Perché un conto è frantumare una banca, un conto è picchiare a morte uomini e donne, ragazzi e ragazze, vecchi e giornalisti. Un conto è spaccare un cassonetto, un conto la testa di un ragazzo. È più grave il cassonetto. D’altronde a condannare i fatti di Genova è il centro sinistra. Lo stesso centro sinistra che oggi criminalizza il lavavetri, fa costruire le basi americane e reclamizza il precariato come l’arma vincente. Lo stesso centro sinistra che urla parole razziste e che incita all’ordine e alla sicurezza. Ma sicurezza di chi? Per chi? È proprio adesso, ora, che dobbiamo urlare la nostra rabbia e opporci al padrone schiavo dei padroni. Dobbiamo scendere in piazza tutti i giorni e gridare il nostro dissenso. La nostra lotta deve proseguire. Da Genova a Vicenza, verso la Quotidianità…

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