Lo si era visto, non ci volevano grossi analisti politici, professori universitari, illustri mass-mediologi; l'evidente differenza tra le campagne elettorali dei due schieramenti, non poteva che portare a questo risultato. L'instabilità cronica della maturità politica degli italiani ha trionfato su tutto il resto.
Ha vinto l'aggressività rozza con la quale è stata impostata la campagna elettorale del Popolo delle Libertà, la demonizzazione dell'avversario, l'aver voluto decostruire, anziché costruire, l'aver perseverato a tutti i costi nello sputare sul piatto dove si mangia.
Ha perso lo stile ecumenico di Veltroni, la sua fiducia nel livello culturale degli italiani, il suo non voler appigliarsi a tutte le malefatte (anche giudiziarie) della parte avversa, il suo voler innalzare il livello dell'agone politico a qualcosa di più alto che non fossero solo le tasse e la sicurezza.
Lo stile non piace agli italiani, agli italiani piace il chiasso, piace il capo popolo che urla che"tutto va male". Agli italiani piace lo spappolamento cerebrale mediatico; se la tv fa passare che a Roma va tutto male, così sia. Se i medium di massa alienano e magnetizzano le menti sull'idea che tutto fa schifo noi usciamo, andiamo nei bar, nei mercati, nelle chiese, nei supermercati e diciamo che tutto fa schifo. Non ci importa che un candidato Presidente del Consiglio, tra poco Presidente del Consiglio, possegga la metà del sistema radiotelevisivo, al massimo riusciamo a dire che è la sinistra che non ha risolto il problema.
Abbiamo più fiducia in un tubo catodico, nel piattume dei nuovi teleschermi, piuttosto che nelle persone.
Preferiamo che i nostri figli stiano tappati in casa a giocare con la playstation, piuttosto che in strada a dare quattro calci ad un pallone; la tv dice che è troppo pericoloso, ci sono troppi immigrati.
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