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L'arte di voler uscire vincitori da sconfitti
di Francesco Scarcella
[26.01.2008]

C'è un abbondante ma invisibile filo che unisce i destini di Salvatore Cuffaro e Clemente Mastella. Il primo, condannato a 5 anni per favoreggiamento semplice (triste destino del lessico legislativo, come se si potesse definire "semplice" un favoreggiamento) e il secondo indagato nella tanto famosa inchiesta "Why Not" per abuso d'ufficio.
Entrambi hanno rassegnato le dimissioni; il primo, tra l'altro, in modo tardivo soltanto oggi. Il secondo, ha poi di fatto ritirato la fiducia al governo. Già , ma perchè?
Al di là delle tanto accorate quanto false difese parlamentari e mediatiche, con tanto di citazione Fedriana, in entrambi i casi, i motivi delle dimissioni appaiono essere di gran lunga diversi da quelli annunciati.
Clemente Mastella durante la tristezza infinita dell'ovazione bipartisan dove c'è mancato poco che partisse una ola da entrambi i lati della Camera, ha testualmente detto: "Mi dimetto, dunque, onorevoli colleghi, mi dimetto perchè tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo!" E poi tutta una serie di motivazioni legate al rapporto tra la politica e la magistratura. Ora ci possiamo benissimo chiedere, ma la motivazione principale, dov'è? Non avrebbe dovuto dire: "mi dimetto per decenza?"
Ma quello che dovrebbe lasciarci più interedetti è la decisione di togliere la fiducia al governo senza porre basi politiche ma, semplicemente, demandando alle agenzie di stampa un comunicato in cui si diceva, in sostanza, che una stagione politica poteva considerarsi conclusa e citando, stavolta in Senato, non più Fedro, ma un'intera poesia di Neruda (o, quantomeno, attribuita ad esso). Anche quì, quali sarebbero le motivazioni? stagione politica conclusa? maggioranza finita? O forse Mastella avrebbe preferito una solidarietà totale e incondizionata contro l'organo della Magistratura? Guarda caso, tale solidarietà l'ha forse trovata proprio in colui che ha sempre fatto fuoco e fiamme contro i Magistrati, il plurindagato Berlusconi, il leader dell'opposizione. Non ci vuole tanto a capire, dunque, che l'uscita dal governo non risponde a motivazioni politiche non meglio identificate, edulcorate, tra l'altro inopportunamente, attraverso citazioni poetiche, ma alla solidarietà totale del leader dell'opposizione. Uh, quasi dimenticavo che il 21 gennaio c'era stato poi alla Conferenza Episcopale Italiana un discorso del Cardinale Bagnasco dove si era dipinta un' Italia "sfilacciata" ,"a coriandoli", sull'orlo del declino. E se il maggiore azionista di partiti come UDC e UDEUR tuona contro l'Italia non è forse meglio defilarsi dal governo?
Ma veniamo a Cuffaro, condannato a 5 anni per favoreggiamento con esclusione dell'articolo 7; in sostanza ha favorito un mafioso ma non è stato considerato parte integrante dell'organizzazione mafiosa stessa.
Dopo la condanna, le dichiarazioni di Cuffaro sembravano uscite da un mondo parallelo di irrealtà e paradosso. Giubilo, esultanza, ma soprattutto, niente dimissioni, resto al mio posto.
Qualche giorno dopo, arrivano le dimissioni, anche in questo caso accompagnate da un comunicato "eroico": "Mi dimetto per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato. Lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani". Ma allora perchè non ci ha pensato prima?
La verità, anche in questo caso, sta da un'altra parte. Come giustamente ha fatto notare Antonio di Pietro, l'articolo 15 comma 4-bis della legge 19 marzo 1990, n.55, prevede la sospensione di diritto, anche in caso di condanna non definitiva, tra gli altri, per ipotesi di deliti di favoreggiamento personale o reale. Dunque Cuffaro, doveva essere condotto alle dimissioni dallo stato di diritto. Appaiono lontane, dunque, tutte quelle motivazioni etiche e morali diffuse attraverso i comunicati stampa. Tant'è che subito dopo la condanna non ci sembra che Cuffaro si sia posto tanti problemi morali.
Ancora una volta uniti, dunque, Salvatore Cuffaro e Clemente Mastella, dopo essere stati compari d'anello del mafioso Campanella, si ritrovano ad essere "eroi" della patria, dimissionari per rispetto dei cittadini.
Ma mi facciano il piacere!

PS: Ah, col favoreggiamento semplice Cuffaro beneficerà dell'indulto!

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