21 MAGGIO
-ORE 17.30-
Presentazione del libro "Il metrò"
di Donato Ndongo [ed. Gorèe]
Sarà presente l'autore
Camerun. Obama Ondo vive in un villaggio rurale nel cuore dell’Africa nera, dove emergono tutte le contraddizioni del colonialismo. Nella sua fuga verso la città, il protagonista prende coscienza dell’assenza di prospettive in un paese governato da una classe politica arrogante e corrotta, e comincia a sognare l’Europa. Lo attende una drammatica odissea per mare, fino all’incontro-scontro con la società dei «bianchi», tra alienazione e speranze. Un affresco vivo e coinvolgente dell’Africa post-coloniale e contemporanea, l’epopea personale di un uomo che è disposto a inseguire i propri sogni anche a costo della vita.
A seguire:
Aperitivo Equo e Solidale |
28 MAGGIO
-ORE 19.00-
Presentazione del
"Vademecum contro il pacchetto (in)sicurezza"
a cura di RAP_Gruppo Inchiesta e Sportello Legale Antirazzista del Volturno Occupato
-ORE 20.00-
cena meticcia
a sostegno della scuola di italiano di INsensINverso
-ORE 21.00-
"Carne da macello.
Emigranti allo sbaraglio"
uno spettacolo di Maurizio Mura diretto da Chiara Pavoni
Dopo un tracollo politico, finanziario e sociale l’Italia è diventata parte integrante del terzo mondo. Tra milioni di migranti sei italiani tentano la fortuna espatriando in Libia. Uno scafista senza scrupoli è l’organizzatore di questa traversata, ma dopo essere salpati dalla Sicilia l’imbarcazione che li ospita si rivelerà troppo piccola per tutti e priva di ogni sistema di sicurezza. I nostri protagonisti saranno gli unici a sopravvivere. L’intervento della Polizia Portuale Libica li trarrà in salvo e li confinerà nel centro di Identificazione ed Espulsione di Zuara, nelle vicinanze di Tripoli.
-MOSTRA FOTOGRAFICA-
"In silenzio"
di Sara Pettinella
“In silenzio” nasce al termine di un viaggio in India, Nepal e Balcani. Paesi molto diversi per clima e contesto sociale e culturale. Ciò che lega assieme le fotografie raccolte, rendendole tasselli ordinati un’unica esperienza, è un filo spesso e trasparente fatto di silenzio che le attraversa tutte. Il silenzio dei rifugiati Srilankesi nel sud dell’India, dimenticati e privati dei propri diritti, spinti al suicidio anche già nell’infanzia; il silenzio dei rifugiati disabili Bhutanesi in Nepal, ai quali si insegna a parlare il linguaggio dei gesti Nepali, che non potranno mai usare una volta reinsediati dall’ONU in paesi terzi; il silenzio che parlano i fantasmi della guerra nella ex Jugoslavia, che sembrano riempire gli spazi tra le persone e i palazzi, nei Balcani di oggi. |