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noi non abbiamo paura
 
 

 

Qualcosa sta cambiando
di Simone Sestieri
[22.09.2008]


Qualcosa sta cambiando. Piano, lenta. Qualcosa si muove. Se ne è accorto, forse, Borghezio, alla conferenza organizzata a Colonia (Germania), mentre provava a parlare davanti ad una folla fantasma, assente. Se ne è accorto forse quando i microfoni hanno cessato di funzionare e i poliziotti dicevano, «perché la sicurezza della città è prioritaria». Se ne sono accorti, forse, i nazisti europei, bloccati dai manifestanti; i nazisti europei che non hanno potuto mangiare al ristornate, prendere un taxi, bere un caffè. Se ne sono accorte le migliaia di persone in piazza, ad urlare contro il raduno anti-Islam. Se ne sono accorti i razzisti in «doppiopetto», come li chiamava il sindaco di Colonia, che non hanno potuto parlare. Se ne sono accorti i musulmani nella preghiera della fine del Ramadam, con il cordone di no global a fermare gli uomini della destra. Borhezio, il prode della Lega Nord prova a parlare, s’indispettisce, non far esprimere le idee alla gente è antidemocratico, dice. Gli altri intanto festeggiano e Colonia torna ad essere una città libera, che ha cacciato i fascisti d’Europa. Una città stracolma di contro-manifestanti (La Repubblica li chiamava «Ultà di sinistra», «Commandos di sinistra», oggi corregge il tiro e un pochino ripara) che hanno impedito, di fatto, lo svolgersi di una manifestazione nazista, questa sì antidemocratica. Mi domando se fosse accaduto qui da noi, in un paesino italiano, del nord casomai, in uno dei feudi della Lega. Mi chiedo come avremmo reagito; se noi, italiani, saremmo stati capaci di bloccare un evento come quello di Colonia. Se i ristoratori italiani avrebbero chiuso le saracinesche dei ristoranti e gli autosili degli autobus le porte degli autobus. Mi domando cosa avrebbe fatto Silvio Berlusconi, si sarebbe comportato come la Merkel, anche lei di destra, ma che ha dato appoggio al sindaco di Colonia contrario al raduno anti-Islam? Ma non importa, di certo non stiamo in Germania, l’ideologia da noi passa in secondo piano, Berlusconi «pensa a lavorare». Eppure qualcosa sta cambiando, anche qui da noi. Qualcosa si muove, s’ingrossa come la fiamma del fuoco, si scalda. Impaziente. Qualcosa sta cambiando. A Castelvolturno gli africani si ribellano, la camorra ha ucciso sei di loro. Scendono in piazza, urlano, inveiscono. Spaccano un po’ di roba, è vero. Ma il giorno dopo decidono di riparare tutto, assieme al comune. Qualcosa sta cambiando, perché gli immigrati si ribellano alla camorra. Si ribellano all’omertà italiana, allo Stato italiano, all’Italia stessa. Loro non sono noi. Hanno ancora la forza di incazzarsi se la camorra li uccide. Glielo dicono in faccia. Senza convenevoli. E schiaffeggiano noi, che siamo impregnati di camorra, che la prendiamo come cosa naturale. Sono stati ammazzati sei africani più un italiano. Sette persone. Così. Eppure, sotto sotto, se l’ha fatto la camorra è normale. Non c’è da stupirsi. Non più. Siamo abituati. Le notizia sono altre. Ma se ad essere uccisi fossero stati sei italiani più un africano da un gruppo di rumeni ubriachi? Cosa sarebbe successo? E invece il silenzio. Da parte dei politici. Certo, promettono i militari. Ma rimangono in silenzio, perché la camorra è cosa nostra. E perché è meglio condannare l’immigrato clandestino che l’uomo in giacca e cravatta. Ma qualcosa sta cambiando. Lo vedi. Te lo spiegano, te lo mostrano. Si stanno stufando. Qualcosa sta cambiando. Te ne accorgi a Milano, il sabato pomeriggio, quindicimila persone in piazza, in ricordo di Abdoul, ucciso per un pacco di Ringo. Ucciso dagli italiani che no, non sono razzisti.

Qualcosa sta cambiando. Lo vedi da chi guida il corteo milanese. Lo vedi dalle milioni di persone in piazza. Italiani, stranieri, comunisti, cattolici, no global, centri sociali e così via. Manca il PD, e chissenefrega, che t’aspetti da loro che hanno contribuito a creare il clima di paura. La sicurezza. Gli altri sono tutti lì. E poi corrono. E tu ti domandi dove vadano. Perché corrano. Li ammiri mentre dribblano le guardie con grazia e prontezza. E poi li portano, i biscotti, davanti al bar dei due italiani. Ecco i dolci. Una corsa. Qualcosa sta cambiano. È l’urlo che si leva alto e che diventa sempre più forte. Un ruggito. Un boato. Che ci investirà tutti.

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