Evvai ha vinto Veltroni. Si vede che non ci ho capito niente. Pensavo che a votarci ci sarebbero andati quattro gatti e invece… invece eccoli lì, gli italiani, presi per il culo un po’ da tutti. “Finalmente contiamo!”, cantano in coro felici uscendo dalle urne. Finalmente contiamo, perché, democraticamente, possiamo votare il nuovo capo del PD. Perché la politica si avvicina alla gente. E Walter vince. Nel frattempo, in quel di Roma, sabato pomeriggio, il corteo di AN marcia pacifico per le vie del dentro. Gli uccellini cinguettano, il cielo è blu e le nuvole sorridono assenti ai membri di partito. Le bandiere sventolano, bandiere blu con fiamme rosse, bandiere tricolori, bandiere della libertà. La Brambilla se la ride e la signora Mussolini, col suo cappellino nero, marcia fra la folla felice e grassottella. Fra le bandiere, come diranno i tg, c’è qualche celtica. Qualche simpatica bandiera fascista che strappa un sorrisetto ai nostalgici. Sui muri, stampato su poster neri, il signor Fini fa il saluto romano. Nel frattempo -sempre il signor Fini- viaggia sull’elicottero a guardare (dall’alto) i campi zingari. Sotto, nelle baracche, i bambini giocano allegri con i ratti grandi come cani, si crogiolano nelle fogne e invadono le sacre acque del Tevere. E questo il signor Fini, paladino della libertà, non può permetterlo. E così lo ritroviamo in marcia, sabato pomeriggio, assieme ai suoi camerati, alle donne in menopausa e agli uomini stufi di questo centro sinistra che alza le tasse e rende le città insicure. Lo ritroviamo in mezzo alla folla inferocita che taglia salami a forma di Prodi, una folla in giacca e cravatta, superstiziosa.
Sicurezza.
Contro i lavavetri, gli zingari, gli immigrati clandestini.
Sicurezza.
Contro i poveri e i più poveri.
Sicurezza.
Contro chi non può battersi.
E intanto, lungo la manifestazione, sventolano alte le bandiere fasciste. Vietate dalla costituzione.
Ci sono questi stendardi rossi rossi con la celtica nera prepotente; questi ragazzi con tatuate le croci sulle braccia muscolose. E i tg minimizzano, ridendo la conduttrice bionda civetta, “Qualche celtica qua e là, una grande manifestazione…”.
È roba di ragazzi, che ci vuoi fare… però quando alle manifestazioni di quei cattivoni di noglobal si urlano due cazzate su Nassirya ohhh, attenti, che i giornali e i politici e la destra e la sinistra giù a menare e ad insultare. Perché MAI potrà passare liscio il noglobal che brucia la bandiera americana. Ma le celtiche, le celtiche sono robetta, piccole dimostrazioni di affetto alla vecchia e amata Italia.
Sabato insomma c’era la versione moderna della Marcia su Roma. Spontanea e ordinata. E intanto, il giorno dopo, i fieri futuri leader del PD si davano battaglia. E la Bindi piangeva di notte sconfitta dal buon Veltroni. L’amico di tutti, il difensore dei deboli, quello che scrive le recensioni sui libri africani, che si mette la mogliettina rossa a favore della Birmania, quello che fa i Campi della Solidarietà, l’autore della Festa del Cinema, della Notte Bianca; della Roma vetrina. Il buon Veltroni, l’uomo amico della moglie di Berlusconi, quello che ti manda le guardie a prenderti se sei africano e vendi il cd davanti al Colosseo, lo stesso africano che Walter ammira nella sua recensione del libro colorato. Walter, l’amico degli zingari, il costruisci ghetti dove tutti ma proprio tutti avranno il loro quarto d’ora d’acqua fredda al giorno. Un mito, aizzatore di folle, compagno di Cofferati, legalità! Eccolo, guardatelo come scende le scale d’oro… mano per la mano col poliziotto di quartiere, trionfante & felice, pronto a picchiare e a rispedire in Birmania il primo birmano clandestino scappato dai militari che gli si para davanti. Veltroni, che potrebbe cedere il posto a Fini per la guida della capitale. Ché intanto i discorsi sono identici. Solo che almeno Fini è coerente. Fiero di essere di destra.
E allora se sabato si scende in piazza per la sicurezza domenica si vota per il Partito Democratico, perché evviva la democrazia, evviva le celtiche, evviva il razzismo, evviva Veltroni, Alemanno e la Mussolini. Perché siamo tutti amici e i nemici sono solo gli immigrati, i nuovi poveri. Insomma, viva l’Italia!
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