FORTRESS EUROPE: LA MEMORIA DEL PRESENTE
di Francesco Scarcella


Roma 26/05/2008

C’è poco da fare, il giornalismo della carta stampata si è allineato inesorabilmente alla metodologia spettacolarizzante del mezzo televisivo.
Ciò che più conta è suscitare nei lettori una reazione emotiva, meglio se di sdegno collettivo verso qualcosa o qualcuno ritenuto degno del ruolo di capro espiatorio. Lo scopo non è più informare su un fatto, ma deformare un fenomeno, tanto da eccitare l’interesse morboso del lettore; i titoli sembrano fatti apposta per essere ripetuti nei bar, nei mezzi pubblici, nei barbieri, nei parrucchieri, nei supermercati. Si sa dove colpire la gente: sulla paura del diverso, ponendo le basi per una generalizzazione ossessiva e persecutoria di quello che è altro da sé.
Questa deriva da gossip, da chiacchiericcio da androne, finisce per terrorizzare sul nulla e ci rende complici del silenzio posto su avvenimenti che sono realmente degni di indignazione.
Fortress Europe è una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi (24 maggio 2008) ci ricorda che ci sono state 12.123 vittime della frontiera.  Ma non è soltanto l’alto numero a sconcertarci, quanto le modalità con cui queste morti avvengono: naufragi, stenti, caldo, freddo, spari di polizia ed esercito, torture.
Si muore nel canale di Sicilia, nel Mar Adriatico, nel mar Egeo, nel deserto del Sahara, nei campi minati greci, nelle stive di cargo e traghetti, nei cassoni dei tir, nel vano carrello degli aerei, lungo i fiumi di frontiera,  sui valichi, nelle carceri.
Una strage che porta con sé un doppio carico di drammaticità, la morte  e l’idea che quelle persone erano partite cariche di speranza e coraggio e che quelle speranze e quel coraggio non gli verranno mai ufficialmente riconosciuti.
Nata dall’ostinato e meticoloso lavoro di un ragazzo - Gabriele - Fortrees Europe ha il merito di rendere giustizia e memoria al coraggio;  ci ricorda che dietro queste morti invisibili ci sono persone, c’è la paura, c’è lo sconvolgimento, c’è la barbarie di un sistema di contenimento europeo brutale e cinico.
E così su  http://fortresseurope.blogspot.com/ scopriamo che non ci sono solo i morti, ma anche dispersi, i reclusi non si sa dove - magari in qualche centro di detenzione libico o algerino finanziato dal governo italiano - . Gente che era partita col sogno dell’Europa e che ora si ritrova imprigionata chissà dove, senza la garanzia dei più elementari diritti umani.
Allora “grazie Gabriele”, a te e a chi con te collabora a tenere viva la memoria del coraggio.
Intanto, mentre alle frontiere si muore, in Italia si chiacchiera; si innescano lunghi dibattiti sulla pelle delle persone, si tratta lo sconvolgimento emotivo dei migranti come fosse semplicemente un fenomeno geo-politico, un flusso, non di coscienza - magari fosse - ; dietro questo flusso non ci sono cuori e cervelli, ma una massa incontrollata di carne da macello che - e ce lo vogliono inculcare nella mente a tutti i costi - mina la nostra sicurezza. Complimenti Ezio Mauro, complimenti Paolo Mieli, complimenti Giulio Anselmi.
Il punto è che i morti ricordati da Fortrees Europe ci sono davvero e potrebbero essere anche di più, se possibile.
Ma non sono “i nostri”, sono “i loro”; allora possiamo dimenticarcene, yes, we can.

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