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Morosis. Brani di cartapesta inzuppati

pubblicato il 20.05.11 da Redazione in Eventi, Blog

Morosis. Brani di cartapesta inzuppati

Domenica 22 Maggio dalle ore 19,30

ACT THEATRE PROJECT presenta:

MOROSIS
BRANI DI CARTAPESTA INZUPPATA
ovvero... prologo di una Resistenza

Uno spettacolo liberamente ispirato a "Follia Per sette Clan" di Philip K. Dick

Ore 19 e 30: CENA
Ore 21: MOROSIS_
Brani di cartapesta inzuppata_ovvero.. prologo di una resistenza

Regia e Scene: Loredana Piacentino
Attori e Autori: Emanuela Giglio, Giorgia Monti, Francesca Orazi, Gianluca Basili, Silvana Cacciatore,Francesco Ballerini.
Suoni: Interazione fra sonar e attori
Voce: Rossella Cosentino, Act Theatre Project
Video: Patchwork Video Crew

Per info e contatti:
Loredana Piacentino
www.myspace.com/loredana.piacentino
email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

sottoscrizione libera

"PUO' UNA SOCIETA' INSANA
GIUDICARE COSA E' NORMALE 
DA COSA NON LO E'?"


In “Morosis Brani di Cartapesta Inzuppata... Ovvero, Prologo di una Resistenza", gli attori, costretti in uno spazio limitato, si muovono nell' oppressione della società alienata dove gli individui si incontrano ma non riescono ad interagire e a rispondere emotivamente ai loro incontri.

La loro libertà viene categorizzata e considerata follia, la loro follia è la verità, nessuno riesce, o vuole vederla, fa paura.
Ogni personaggio si racconta e mostra al pubblico le proprie visioni.

C' è un nemico che ci controlla e siamo costretti in una gabbia che ci rende tutti uguali e ci costringe all' omologazione. In questa favola i folli imparano, una volta svincolati dal sistema, a convivere.
Come dice Laing del resto la normalità non esiste o è il prodotto di una follia ancora più grande, devastante o maligna, generata dalle istituzioni repressive o dalla potenza del potere istituzionalizzato.
Desiderosi di essere ci togliamo le maschere sociali e ci spingiamo oltre il limite della normalità, dobbiamo essere normali?Quale è la normalità?

Può una società insana giudicare cosa è normale da cosa non lo è?

Attraverso i sonar posti nello spazio gli attori controllano alcuni parametri audiovisivi dei media presenti nell' opera.
Il loro movimento si integrerà quindi con i contenuti mediali scenografici.
Questo per rendere più fruibile l' opera stessa attraverso l'immediatezza di una manipolazione in tempo reale.
Gli effetti audiovisivi controllati dagli attori tramite i sensori arricchiranno il lavoro sul piano concettuale oltre che estetico.
Concettualmente i controlli applicati ai sensori potrebbero evidenziare la rapidità con cui il sistema, nella meccanicità della sua essenza, reagisce alle azioni dei suoi componenti.

In quanto tempo una controcultura viene digerita e riproposta come moda.....
in quanto tempo un ideale viene commercializzato.......
in quanto tempo un movimento antagonista viene svuotato dei suoi contenuti e rivenduto alle nuove generazioni sotto forma di gadget e accessori....

.....L'io robot, organismo meccanico
si propone di guidare i giochi
verso una vittoria apparente
del progresso.
Verso una progressiva apparenza vittoriosa,
e guai a chi di curiosità osa
che in voga sia solo la moda del momento
la tendenza per muovere la massa,
la credenza per bloccare la casta.
Castrati i sentimenti
sbarrata la vista
modestie indigenti come finta conquista.


Il collettivo “Act Theatre” è stato fondato nel 2010 all' interno dello spazio sociale del Forte Prenestino di Roma dove lavora da tre anni portando avanti un laboratorio di ricerca basato su tecniche di improvvisazione teatrale condotto da Loredana Piacentino. La compagnia rifiuta la finzione del palcoscenico e propone l'eliminazione dei confini tra arte e vita e, di conseguenza, tra attori e pubblico. Il corpo con le sue memorie potrà mostrare la verità dell' esperienza vissuta, l' intento creativo diventa rappresentazione del sé, così semplicemente grezzo, e non nella fedele ricerca della bellezza, questo in completo disaccordo con la società moderna, che ci chiede continuamente di dover essere, di mostrare e apparire. In questo lavoro il corpo si libera quindi dei suoi limiti fisici e, diventando duttile, può trascendere il suo ego, reinventando il proprio metodo, in una ricerca che non si avvale necessariamente di una esplorazione di tipo lineare.
Il collettivo grazie alla sua modalità di incontro e di nomadismo, accoglie a sé molti teatranti con differenti capacità artistiche e disciplinari, che fanno sì che le attività proposte siano varie, e in continuo cambiamento.
Dalla possibilità di incontro dei vari artisti, nascono idee, che cercano soluzioni innovative, in risposta ai problemi del contesto sociale e politico che si viene ad incontrare.
Nel nuovo progetto "Morosis atto II" Act Theatre fonda il proprio lavoro con quello dei

"Patchwork video crew" nasce come gruppo di vj.
Dopo un po' di gavetta fatta attraverso iniziative in collaborazione con diverse associazioni culturali e non, comincia a presentare le prime videoinstallazioni autonome, con l'uso di diversi tipi di sensori e vere e proprie estensioni creative autocostruite applicate alle macchine.
Alcuni progetti nascono proprio dalla sperimentazione sul campo.
Rudimentali e ultratecnologici, patchwork denudano macchine, assemblano sgorbi per il sollazzo di mente e anima.
Patch come toppa ... toppa che unisce strappi sociali, semantici e, in alcuni casi, meramente economici, toppa che si adatta a qualunque situazione, che rende utilizabile in modi creativi strumenti altrimenti usati per scopi tutt'altro che artistici, trastullandosi con le nuove tecnologie per scoprirne un potenziale inesplorato, per carpirne nuove semantiche, per riflettere sui loro effetti, per spingerle oltre i loro limiti, per capirle, per farle a pezzi.
L' interazione tra il pubblico e le opere è essenziale per far sì che queste prendano senso, questo perchè l' interattività viene proposta attraverso una funzione esplorativa e, spesso, ludica.
Il fruitore delle installazioni, in alcuni casi, deve scoprire come un gioco il loro funzionamento al contrario dei più comuni media interattivi che chiedono ai propri consumatori di identificarsi
con la struttura mentale dei loro creatori.
Alcuni lavori necessitano della presenza di più persone, attraverso questa funzione ludica ed emotivamente evocativa, l' interattività svolge il suo ruolo sociale più importante,
quello della scoperta reciproca delle persone nella loro individualità, abbattendo preconcetti e stereotipi.

OFFICINE CULTURALI INSENSINVERSO
via VAIANO 7 [Roma, Magliana]

COME ARRIVARE:
Bus 780, 775, 128, 781
trenino FM1 stazione Villa Bonelli

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