LA LIBERTA' DI ESPRIMERSI
di Simone Sestieri


Roma 16/01/2008

Insomma i censori siamo noi. Il povero signor Ratzinger è stato attaccato, così ingiustamente! L’uomo aperto al dialogo, l’uomo di fede, il difensore di Galileo! E noi invece cattivi oppressori, contrari alla libertà… non abbiamo fatto parlare il Santo Padre… ma… padre di chi? Non mio di certo, sai che incubi quando ero bambino?!? E poi, io ci sarei stato pure alla visita del papa, se questa visita si fosse rivelata utile. Mi spiego. La libertà di opinione, per me, non può essere unilaterale. Lui, Ratzinger, parla fin troppo. Come è giusto che faccia il capo politico di un altro stato. Fatto sta che si intromette negli affari dell’Italia. Come se un politico cinese venisse da noi a dirci quel che dobbiamo e non dobbiamo fare. Se il Papa detta legge deve accettarne le conseguenze, e cioè i fischi. Perché posso fischiare contro Bush e non contro il Papa? Il Papa mi dice, a me che sono ateo, che sono senza etica. Al gay che è malato e alla donna che sceglie di abortire che è un’assassina. Io però non posso contrattaccare. Non gli posso dire quel che penso, non ci posso parlare. Non credo di essere privo di etica come non credo che un omosessuale sia malato. E tanto meno che una donna che sceglie di abortire lo faccia con semplicità. Ma non posso dirlo. Se alla Sapienza il Papa fosse venuto per un confronto credo che nessuno avrebbe detto niente. Questa si chiama libertà di parola. Se Ratzinger fosse venuto all’università e avesse accettato di parlare e confrontarsi con i contestatori allora sì che la cosa sarebbe stata giusta. Una discussione fra un credente e un non credente. Fra un gay e un cattolico. Fra esseri umani. Invece no. Si parla di libertà. Ma una lesbica può andare al Vaticano a parlare? O una ateo può dire al Papa che è senza etica? Io non sono cattolico e vivo in uno stato che non è cattolico. Voglio essere libero di poter dire la mia, quantomeno di confrontarmi. Invece il confronto non esiste perché al Papa non si può parlare, perché non vale un diverso credo, perché non c’è libertà.
Perché il Papa ha scelto di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione? Perché c’era gente che non lo voleva. Il Papa, domani, avrebbe avuto parecchi problemi: scortato da poliziotti in tenuta antisommossa, l’università chiusa (questa sì mancanza di libertà), fuori gli studenti a protestare. Non proprio una bella immagine per la stampa internazionale. E a Roma. Forse un uomo non proprio adatto a rappresentare la lotta alla pena di morte. Se il signor Ratzinger avesse scelto il confronto forse le cose sarebbero andate diversamente. Ma no. Non vuole confrontarsi con chi non la pensa come lui. E allora va bene così. Perché la rinuncia del Papa è una vittoria del movimento. Perché non importa se passiamo da censori, oggi abbiamo vinto. E non capita spesso. Certo, ha vinto anche la Chiesa, parte dell’opinione pubblica crederà alle parole apocalittiche gettate contro di noi, ma non importa… perché il Papa, per la prima volta, si sarà sentito un essere umano come tanti, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma soprattutto non ben voluto da tutti. Anzi, contestato da molti, un nemico per molti. Oggi il Papa si è trasformato in uomo e come tale ha preferito non beccarsi i fischi, troppo orgoglioso per subire l’umiliazione.

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