LA SPIAGGIA E I SUOI ESEMPLARI
di Simone Sestieri


Roma 31/07/2007

Due giorni fa sono stato al mare. La situazione, estremamente familiare a cui non ero più abituato, mi ha fatto riflettere. La spiaggia, piena di famiglie felici con bambini felici donne felici uomini felici vecchi felici era circondata da eserciti di stranieri. Gli stranieri, un po’ meno felici, giravano per le spiagge alla ricerca del cliente. Gli stranieri, vestiti di tutto punto, erano per lo più africani (dvd), cinesi (aquiloni), bengalesi (vestiti). Ne arrivavano a flotte lungo le spiagge affollate. Le donne con i costumi a fiori e il pezzo unico guardavano i lavoratori clandestini con sguardi di stizza, coperte da spessi occhiali da sole. Li chiamavano poi con cenni di dita e schioppi d’ascelle. E puzzavano, le ascelle. I migranti si affrettavano verso il cliente obeso. Il cliente diceva << Quanto li metti questi? >>, indicando gli occhiali. << Cinque euro >>, rispondeva il bengalese accaldato. Le italiane, a pattuglie di dieci, contrattavano sul prezzo. Nel frattempo gli uomini italiani col costume ascellare sceglievano il nuovo costume ascellare. I bimbi invece ammiravano ammaliati l’aquilone colorato. E i migranti venivano trattati come marionette, guardati dall’alto in basso venivano analizzati come gli oggetti che vendevano. La svalutazione dell’uomo mutato in merce di scambio è attuata nei confronti del migrante, il razzismo nascosto (neanche tanto) si nota in spiaggia. Dalle battute nei confronti del nero. Mi domando come sia possibile tutto questo. Se io sto in spiaggia a prendere il sole bevendo il mio bel cocktail nel mio bel lettino da dieci euro con l’ombrellone e vedo il tipo imbacuccato che lavora non mi viene troppo da prenderlo in giro. Anzi, mi sento un tantino in imbarazzo. Lavorare in spiaggia dalla mattina alla sera maltrattato dai tuoi clienti, mentre ti fai chilometri di strada, attacchi alle otto e stacchi alle otto, tutto vestito, con uno zaino pieno di robe, deve essere un lavoro non proprio rilassate. Aggiungi il fattore rischio/guardia e il gioco è fatto. Io “capisco” le vecchie ma non capisco chi denigra il lavoro altrui. Invece sui giornali marittimi (es.Latina Oggi) il titolo in terza pagina è “Wu cumpra”. Razzismo. I migranti, onestissimi lavoratori che se potessero pagherebbero le tasse, sono ben diversi dai disonestissimi lavoratori italiani. Ad esempio sono stato in un ristorante. Non mi hanno fatto la fattura. L’ho chiesta ché il tipo mi stava sul cazzo e ho scoperto che l’ultimo scontrino risaliva all’inizio del 2006. Sono convinto invece che questi immigrati sporchi & cattivi se avessero il permesso di soggiorno le pagherebbero eccome le tasse. Che farebbero volentieri a meno di fare i “wu cumpra” in spiaggia. Inoltre gli italiani che tanto denigrano gli stranieri sono i primi a comprare i prodotti dei migranti. Si affollano smaniosi verso l’immigrato di turno che vende in spiaggia. Gli italiani inoltre sono i primi a sfruttare il lavoro nero. O la prostituzione. O le badanti. Regolarizzare i clandestini che vivono in condizioni di miseria sfruttati dai padroni dovrebbe essere un dovere. L’accoglienza pure. Siamo un popolo di ex migranti ecchecazzo. Perché la nostra memoria vacilla? Io disprezzo l’italiano che odia il migrante. Disprezzo il politico che urla contro gli sbarchi a Lampedusa dicendo che non bisogna salvarli. Disprezzo la destra che dice che “L’immigrazione clandestina fa male alle nostre donne”. Disprezzo le vecchie che guardano male Mohammed. Disprezzo l’uomo in doppio petto che critica chi dorme in mezzo alle fogne. Disprezzo le sinistra che non fa leggi adatte e se le fa non risolvono il problema dei clandestini. Disprezzo il vicino di ombrellone che ride alle spalle del cinese. Disprezzo gli italiani razzisti e vorrei che il nostro paese si riprendesse da quest’ondata d’intolleranza. Perché così va proprio male. Sì sì.

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