Siamo quelli nati fra la fine e l’inizio.
Siamo quelli cresciuti a suon di televisione, ipnotizzati dal dio massmediatico. Lobotomizzati dalle veline, ballerine e reality show trasmissioni del fai-da-te vincite a premi pensieri zero pubblicità subliminali film spazzatura ricchi e potenti globalizzazione consumismo arrivismo solitudine violenza-da-popcorn più soldi meglio è MTV CANALE CINQUE RAIDUE.
Hanno provato a spegnerci. A farci star zitti. Hanno tentato…
Ma non ci sono riusciti.
Ci siamo svegliati, uno sbadiglio lungo, eterno. Gli occhi stropicciati, la bocca impastata. Il sorriso stampato sul viso.
Ci siamo alzati. Abbiamo camminato. Contro senso.
Hanno riso di noi.
Non hanno creduto.
Dicono che siamo senza ideali, senza fede.
Bene… dal non ideale cresciamo, la nostra fede è non avere fede.
Noi non crediamo nelle vostre fedi.
Siamo quelli colorati, allegri, sgargianti.
Siamo quelli delusi dalla politica del “Non dico questo, non dico quello”.
Noi diciamo, senza peli sulla lingua.
Noi parliamo, ridiamo, scherziamo.
Il nostro punto di vista è chiaro, limpido oserei dire.
Siamo ribelli. Perché il ribelle oggi urla al mondo la sua rabbia, il suo essere.
Crediamo nelle utopie, nelle pazzie, nell’impossibile.
Crediamo in un mondo dove non ci siano diversità, dove lo Straniero è ben accetto, dove le altre culture si mescolano alla nostra.
Siamo quelli che dal nulla hanno messo su un corso-di-integrazione dove il migrante si sente a casa e ci regala la sua esperienza. Dove il migrante non è in terra straniera. Dove il dialogo e il rispetto sono valori chiave, veri.
Non vuote parole che si perdono nel vento.
Perché le parole possono essere vuote, senza senso. I politici se ne riempiono la bocca e gli avversari, i razzisti, i vecchi, gli ostili, gli intolleranti non ne conoscono il significato, si bloccano davanti al colore della pelle, alla lingua diversa, alla religione. Sono ciechi.
Noi non siamo ciechi, noi vediamo e impariamo.
Siamo giovani, destinati a crescere.
E non vogliamo crescere in un mondo spento, arido, grigio.
Vogliamo il colore, ci nutriamo di odori lontani, di profumi delicati.
Crediamo in un mondo unico, senza confini, un mondo nero verde rosso giallo.
Siamo quelli che la mattina slegano la bici e via! 10-20-30 km/h di corsa giù per la valle, il vento in faccia, il riso ebete, la musica nelle orecchie.
Ci voltiamo, divertiti/impauriti, ad osservare i visi degli uomini in scatola. Visi duri, stressati.
Non vogliamo diventare come loro. Non vogliamo perderci, risucchiati.
Ci facciamo beffe di loro, cantiamo sì.
Noi siamo un piccolo ingranaggio sovversivo.
Ce ne sono tanti.
D’ingranaggi. Alcuni (la maggior parte) funzionano.
Altri no.
Altri sono arrugginiti, altri ancora hanno preso a girare in senso inverso. La Macchina li sente, tenta di correggerli. Ma gli ingranaggi sovversivi sono forti. La Macchina prova a ipnotizzarli, li lusinga prima, li umilia poi. Ma gli ingranaggi non si fermano.
Noi siamo un ingranaggio difettoso. Uno dei molti.
Noi crediamo nel gruppo. Perché da soli non possiamo molto, ma in tanti sì.
Vogliamo abbattere la Grande Macchina dall’interno.
Siamo nati in essa.
Insieme possiamo sconfiggerla.
Siamo InsensInverso.
Siamo pronti.
Uno ne bloccherete, mille arriveranno in suo soccorso.