QUALCHE RIFLESSIONE, FORSE UTILE
di Marco Solimene, antropologo ricercatore presso l'Universitá di Islanda


Roma 09/12/2007

Lo sgombero dell’ansa del Tevere rappresenta una opportunitá per il quartiere che non può essere persa. Eppure i toni trionfalistici con cui l’amministrazione e alcuni politici hanno salutato l’operazione vanno ridimensionati. Lo sgombero ha ripulito l’ansa del Tevere dalla sporcizia e dall’abusivismo (che coinvolgeva anche italiani), ma ha anche compiuto una sorta di pulizia etnica: ha ‘ripulito’ l’ansa dai rom.
Se ora gli abitanti di Magliana dispongono di uno spazio verde, altre persone non dispongono piú neanche della baracca, o del camper, in cui tentavano di vivere nella maniera piú dignitosa possibile. A queste persone di serie B non é riconosciuto nemmeno il diritto ad una baracca; né ad un lavoro dignitoso, perché gli italiani offrono loro solo lavoro in nero e caporalato.
Tra loro molti hanno diritto, sancito dall’Unione Europea, a vivere sul territorio italiano; altri, cittadini non comunitari, comunque vivono da anni insieme agli italiani, e sono cresciuti nelle stesse scuole degli abitanti di Magliana….stranieri quindi, ma fino ad un certo punto!
Decine di famiglie (con molti bambini) sono state semplicemente sbattute per strada, senza nessuna indicazione su dove poter andare per creare meno disturbo alla popolazione di Magliana. Alcune si sono spostate in altri campi, trovando la stessa situazione che avevano lasciato: fango e topi; forse si é alleggerita la pressione sul quartiere di Magliana, a scapito peró di qualche altro quartiere (tra l’altro, non erano stati proprio gli sgomberi in altri quartieri a portare nuovi arrivi a Magliana?). Altre famiglie sono rimaste in zona, seguendo perfettamente i dettami dell’amministrazione: ‘occhio non vede, cuore non duole’. Le baracche non si vedono piú? Problema risolto.
Senza mettere in ballo i diritti elementari che vengono sistematicamente negati a gruppi di persone in base a una distinzione etnica (non é questa una forma di razzismo?), sottolineiamo come lo sgombero sia stata una forma di repressione miope e fine a sé stessa, perché rimanda il problema solo un po’ piú avanti nel tempo e un po’ piú lontano dai nostri occhi.
Non neghiamo la problematicità di alcune situazioni. Vogliamo peró mettere in evidenza come le operazioni di sgombero siano stata l’unica forma di risposta, messa in atto dalle istituzioni, per una situazione che crea disagio tanto agli italiani quanto agli stranieri che abitano Magliana; queste operazioni hanno pesato sulle casse dell’amministrazione (quindi, sulle tasche dei contribuenti), visto il cospicuo dispiegamento di forze dell’ordine e di macchinari e personale appartenenti a ditte private; eppure il disagio non sembra essere stato risolto. Soprattutto per quanto riguarda le persone che hanno subito lo sgombero, le condizioni, che tanto scioccavano molti di noi cittadini, sono solo peggiorate.

Purtroppo mezzi di informazione e politici, facendo leva su un certo becero senso comune, non hanno fatto altro che esacerbare la difficoltá del confronto tra culture diverse, ponendo la convivenza tra diversi non in termini di possibile arricchimento, ma solo in termini di conflitto e pericolo per la sicurezza degli italiani. Denunciamo quindi l’opportunismo (di destra e di sinistra) che ha innervato le modalitá con cui il problema di convivenza é stato creato e gestito. Nessuna alternativa né alcuna vera soluzione, ma solo pubblicitá per questo o quel politico. Possibile che questo sia l’unico modo di gestire la diversitá rappresentata da chi arriva in Italia?

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