E' successo a due passi da casa mia questa volta. Mi fa uno strano effetto, un effetto che mi turba non poco. Provo immediatamente sconcerto, poi dolore, poi rassegnazione. E capisco che così non va, non bisogna arrendersi all'intolleranza. Qualunque sia la ragione del vile gesto che ha portato due ragazzi col volto coperto da caschi a far esplodere due bottiglie molotov in un piccolo campo rom alla periferia di Barletta, non bisogna farsi prendere da nessun sentimento di impotenza. Occorre resistere, e se necessario, anche frapponendosi fisicamente tra l'anonimato, la linea d'ombra, l'isolamento di 16 rom-barlettani e l'incoscienza, il razzismo, la violenza di una certa fetta di popolazione che non vede, non sente, non parla di quanto accaduto due giorni fa.
Interrogati, gli abitanti del posto, alzano le spalle come per dire:" e che vuoi che sia, succede altrove, perchè non qua? Non siamo mica una periferia di serie B noi, se li cacciano a Napoli e a Bologna è probabile che qualcuno li voglia cacciare anche qua".
Già, "qualcuno"...
Barletta, zona 167, una periferia di palazzoni, residenza "economica e popolare", ceti mediobassi per lo più legati a cooperative edilizie vicine al centrosinistra, forte influenza delle parrocchie, ma pochi dubbi sul futuro del campo nomadi: sono sporchi, rubano, danno fastidio anche alla vista, via da qui subito!
Molte associazioni, scuole e partiti di sinistra chiedono da tempo una migliore sistemazione del campo, come previsto dal piano sociale del Comune, ma l'amministrazione non si è mossa a sufficienza per trovare una soluzione idonea sia per la sicurezza e la salubrità del campo stesso sia per una maggiore integrazione delle famiglie ormai presenti da diversi anni sul territorio.
C'era da aspettarselo, bisognava intervenire prima? Probabilmente si, ma un dato è certo, oggi è successo.
Ad uscire dall'anonimato non ci hanno pensato i rom con atti criminali, niente omicidi, niente rapimenti, niente di niente; ormai da diversi anni alcuni dei loro ragazzini frequentano la scuole con i bambini italiani, da qualche tempo li vedi la sera girare con amici italiani, alcuni li scovi nascosti al buio dietro una colonna con il propio piccolo amore italiano sognare, chissà, un futuro insieme.
A svegliare Barletta dal sogno dell'integrazione, lunga, sofferta ma possibile, ci hanno pensato due ragazzi italiani, mossi da un forte sentimento di odio, i quali hanno ponderato un'azione solitaria ma ben riuscita, armati di molotov hanno lasciato solo cenere attorno a quattro baracche andate in fiamme, dalle quali sono scappati in tempo quegli ospiti indesiderati con tanto di bambina di nove mesi, salvi per miracolo.
La parte civile e democratica della città sarà chiamata ad un compito arduo nei prossimi mesi: la difesa del valore della tolleranza e della solidarietà. Ma è opportuno che anche l'Amministrazione non faccia orecchie da mercante, in quel campo la sicurezza manca da sempre.
Non resta che ripararsi al meglio, il vento del peggior nord e di una certa destra xenofoba e razzista può arrivare anche nella calda Puglia e chissà che qualche spiffero non l'abbia già contagiata.